La tappa di oggi è l'ultima del tracciato lombardo della via Francigena. Per chi può approfittare del traghetto di Danilo, la Lombardia finisce quattro chilometri a sud di Orio Litta. Se invece si deve proseguire fino al ponte più vicino, che è a Piacenza, restano ancora 22 km di Lombardia da assaporare lentamente camminando lungo gli argini del Po. Presso l'imbarcadero di Corte Sant'Andrea, c'è un monumento alla via Francigena del 1998, a dimostrazione che la provincia di Lodi si è mossa prima del Giubileo del 2000 che in un certo senso ha rilanciato anche in Italia le vie romee. Un signore passa con il cane (non sono ancora le sette di mattina, è quasi notte!) e sentenzia: «L'argine è lungo. Fa' tanti di quei giri!». Ha ragione, ma almeno non c'è traffico.
Dopo molti chilometri di relativo silenzio lungo gli argini, il primo vero silenzio dopo tante trafficatissime strade asfaltate, si arriva nei pressi di Guzzafame, che non offre nessun tipo di servizio al pellegrino.
Il paese dopo, Valloria, ha un bar, ma è chiuso di lunedì. A questo punto lascio l'argine (fa' tanti di quei giri) e imbocco la sp223 per Guardamiglio, è una variante che consiglio solo a chi percorre questa tappa di lunedì e non ha fatto colazione, a Guardamiglio non c'è niente da vedere, a parte una giostra in piazza. Il 3 ottobre è la festa del paese.
Seguendo via Roma si torna sulla via Emilia (che ho deciso di seguire fino a Fiorenzuola) e si cammina a fianco della carreggiata sull'argine del Po che corre parallelo alla strada.
L'arrivo a Piacenza non conclude la tappa, perché l'ostello dei pellegrini è subito dopo la tangenziale est di Piacenza, sulla via Emilia, in una località chiamata Montale.


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