giovedì 13 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico: Lucca

Sedersi, bere un caffé. Riposare. Mancano meno di dieci Km a Lucca. Poco, un paio d'ore, forse qualcosa in più visto il caldo. Sono bastati 16 giorni di cammino, uno in meno di quanto previsto.
A Lucca c'è da vedere un Cristo di legno ritrovato in mare. È uguale a Bin Laden, mi dissero a Santa Cristina... somiglia al volto della Santa Sindone, mi ha detto qualcun altro. Intanto a Villanova di Lunigiana, ai cartelli della via Francigena, se ne sono aggiunti di nuovi. È nato anche "Il Cammino del Volto Santo.
Tutte le strade portano a Roma.

L'itinerario di Sigerico e il mio 16

La tappa di oggi si è svolta per un settanta per cento sul lungo mare, seguendo la litoranea. Niente salite, niente strade accidentate per questa variante a sud che porta da Sarzana a Marina di Carrara, Marina di Massa, Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta. Da lì si sale per Pietrasanta, che rimane nascosta dietro ai binari della stazione e non si vede fin quando non si è arrivati quasi dentro la piazza (che impressiona). C'è anche il fascino del mare in inverno e delle spiagge deserte.
L'ostello di Pietrasanta è un gioiellino. Pulitissimo e funzionale ha tutto, pure il wireless. Si trova proprio a fianco del Duomo.

mercoledì 12 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico e il mio 15. Aulla Sarzana

Anche a costo di annoiare, sarà buona idea spendere qualche parola in più sull'itinerario di oggi che verrà documentato prossimamente con fotografie per due ragioni, una positiva ed una negativa. In positivo, va detto che salire sopra le nubi in una mattinata di nebbia è emozionante, ed anche poter mostrare nel blog delle fotografie da cartolina. In negativo va mostrato, invece, che certi tratti dell'itinerario di oggi (11-10) non sono soltanto “duri” per le pendenze da affrontare, ma sono anche pericolosi:
  1. perché corrono a fianco di precipizi,
  2. perché con la pioggia non ci sarebbe nessuna garanzia di poter procedere senza scivolare,
  3. perché sul terreno pietroso ci si può facilmente stortare una caviglia se non si sta molto attenti,
  4. perché nessuno mantiene puliti i sentieri e in cinque punti un albero caduto ostruiva il passaggio ed era necessario scavalcarlo in qualche modo o passarci sotto camminando quasi a gattoni (se siete alti più di un metro e novanta. Alcuni dei miei lettori potrebbero passarci sotto senza neppure chinare la testa, forse),
  5. perché da Aulla a Sarzana non ci sono bar o negozi di alimentari, quindi chi non ha potuto fare la spesa il giorno prima patirà la fame e la sete,
  6. perché tutto l'itinerario è segnato orgogliosamente dal CAI, ed al CAI lasciamo questo percorso, validissimo per una domenica avventurosa che riscatterà la sete di avventura dei Fantozzi milanesi, ma non è gradito da un pellegrino che invece vuole “soltanto” camminare,
  7. perché per l'80% del percorso non si può neanche camminare fianco a fianco perché si affrontano sentieri strettissimi, impervi, pericolosi,
  8. perché se non avete il siero antivipera mettete in memoria il numero dell'elisoccorso!
  9. perché Bibola è bellissima, anche Vecchietto (a parte il nome), ma non credo che valga la pena di affrontare per due volte trecento metri di dislivello in salita e poi ridiscendere di nuovo per altri 600 metri per ritornare al livello del fiume Magra, dal quale eravamo partiti,
  10. perché come dice anche Alessandro, che ha camminato con me per tre giorni, non si va a Roma per salire sulla cima delle montagne.
A parte questo, se siete dei pellegrini della domenica, si tratta di una tappa davvero emozionante ed avventurosa. I paesaggi sono gradevoli, vedere il mare dall'alto, dopo essere partiti dalla Sesia, è una bella emozione.

lunedì 10 ottobre 2011

L'ostello di Aulla

Alla chiesa di San Caprasio, che è completamente nascosta dai ponteggi, i pellegrini sono accolti calorosamente. Ad Aulla c'è un vero ostello ricavato da un'ala in disuso delle scuole statali del paese. C'è poco da dire, l'ostello manca solo della cucina, altrimenti avrebbe davvero tutto ciò che serve. In un bello stanzone con tre finestre ci sono una dozzina di veri letti e quattro tavolini.
Come ogni vero ostello che si rispetti, è ad offerta, non c'è nessun prezzo imposto.

Lusuolo e il suo castello

L'itinerario occidentale passa per Lusuolo, dove sorge il bel castello dei Malaspina, ormai in completa rovina. In paese non vive più quasi nessuno, ma non ha abbandonato il borgo Luigi Laurenti, che ha anche ispirato con i suoi racconti popolari il volume di Adriana G. Hollet su Lusuolo e il suo castello (Ed. Stabilimento Tipografico Fabbiani).
Lusuolo sarebbe decisamente un bellissimo posto per far nascere un ostello per i pellegrini.

domenica 9 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico 14

L'albergo Manganelli e l'itinerario di Sigerico

A Villafranca non esiste un ostello per i pellegrini, e l'unico posto per dormire è l'albergo Manganelli, che esiste dal 1900. Con un prezzo ragionevole si può avere una stanza e una cena come si deve. Parlando con il proprietario si discute dell'eterno dilemma. Dove passava la via Francigena? La statale 62, la A15 e la ferrovia passano per un tracciato che è praticamente parallelo al fiume Magra. I pellegrini, nell'antichità, hanno sempre camminato seguendo il corso dei fiumi, allora perché l'itinerario scelto dal Mibac è così tortuoso? Perché la via Francigena non dovrebbe seguire l'argine del Magra a valle?
Sempre secondo il proprietario dell'albergo, un sedicente storico della via Francigena – ma in ogni modo un esperto conoscitore della zona – i pellegrini passavano da Lusuolo, poi da Barbarasco. Seguendo questo percorso si vedono i resti del castello Malaspina, dove i pellegrini che potevano permetterselo soggiornavano pagando un tributo. Esisteva anche una località presso la quale un barcaiolo faceva attraversare il fiume ai pellegrini.
Il Mibac, invece, fa salire in quota, fino a Virgoletta, ma questa deviazione allunga di molti chilometri l'itinerario e non giustifica lo sforzo di salire e ridiscendere. Se anche fosse vero che Sigerico è passato da là, il pellegrino del XXI secolo prende atto e domani passerà dal lato ovest del fiume.

Alessandro e Sandro

Nelle due mappe di ieri ho aggiunto le altimetrie del percorso proposto dal Mibac. Ci sono strappi improponibili e discese da salto con gli sci. Non mi stupisce che alcune guide spezzino la tappa in due giorni. Seguire quei sentieri ucciderebbe anche i pellegrini consumati.
Non volevo portarti sfortuna, Alessandro! Ho scritto che quei sentieri sarebbero fatali anche ai pellegrini consumati, e ahimé, apprendo dalla tua mail i problemi che hai avuto alla gamba.
Ti saluto da Villafranca in Lunigiana; come vedi non seguo le tappe della guida, ma mi fermo a riposare quando ne ho bisogno. Oggi ho fatto solo 15 chilometri, ma dovevo lavarmi i vestiti e farli asciugare (e riposare). Se tutto va bene, tra 48 ore sarò alla foce del Magra e vedrò il mare.

Gli ostelli di Pontremoli. Toc toc! C'è nessuno?

Arrivo a Pontremoli dopo le sette di sera, la tappa è stata lunga e ha richiesto più tempo del previsto. Non sento la stanchezza nelle gambe, forse perché non sento più le gambe, che vanno da sole come se avessero dentro un motorino elettrico. È già buio ed è difficile orientarsi a Pontremoli, perché la città è spezzata tra due fiumi e i binari della ferrovia. Una ragazza mi offre gentilmente uno strappo in macchina fino al convento dei cappuccini, ma nessuno risponde al citofono. Mi porta allora in p.zza San Francesco, dove c'è il seminario. Lì risponde un anziano sacerdote che dice di essere da solo e mi spiega che da tempo il seminario non accoglie più i pellegrini. Anche il numero di cellulare che fa capo al seminario riportato sulle guide è inesistente. Nessuna risposta neppure ai due numeri di telefono dell'ostello del Piagnaro, che si trova nell'omonimo castello. Un ragazzo che lavora in una trattoria che fa angolo proprio con Piazza San Francesco mi indirizza verso un bed & breakfast (La Francesca) e lì, finalmente, posso mettere giù lo zaino, in una camera che è un misto fra basso medioevo e Ikea, ma è proprio nel centro di Pontremoli (consigliato a chi vuole visitare la Lunigiana ed avere un punto d'appoggio economico e centralissimo). Francesca mi viene a prendere in macchina alla trattoria e mi porta in una tavernetta che ha il bagno fuori. È tutto pieno di mattoni e di volte in pietra, dove non ci sono i mattoni o le pietre a vista, c'è l'intonaco (rosa), ma la camera, per il prezzo che ha, non è male, e c'è anche compresa la colazione.
Il giorno dopo mi faccio timbrare la credenziale del pellegrino alla parrocchia di San Pietro e spiego ad una perpetua le varie peripezie per trovare un alloggio, ma ormai la notte è passata, ed anche le montagne e il passo della Cisa. Probabilmente si è trattato solo di sfortuna.

sabato 8 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico e il mio 12 e 13

La tappa di oggi è particolarmente lunga. Da Cassio a Pontremoli. Non ho seguito la via Francigena da Berceto in poi, perché propone dei sentieri impossibili che si inerpicano continuamente nei boschi. In uno stato di abbandono totale, pieni di rami e di sassi, sono sentieri che vanno bene per escursionisti del CAI, ma il pellegrino è un camminatore, non un arrampicatore o uno scalatore.
I paesaggi fino a Berceto non possono alleviare la fatica delle gambe, ma ristorano lo sguardo del viaggiatore. Anche il passo della Cisa offre ampi scorci sull'Appennino. Se si segue la statale della Cisa, come ho fatto io, bisogna stare attenti agli amanti della messa in piega, che di sabato si cimentano in staccate improbabili con moto di grossa cilindrata. La statale è praticamente tabú per le automobili. Salvo qualche cacciatore con il fuoristrada, non passa nessuno oltre agli sverniciatori del week-end. Troppi tornanti, gli automobilisti preferiscono l'autostrada.
Nelle due mappe di oggi ho aggiunto le altimetrie del percorso proposto dal Mibac. Ci sono strappi improponibili e discese da salto con gli sci. Non mi stupisce che spezzino la tappa in due giorni. Seguire quei sentieri ucciderebbe anche i pellegrini consumati.


L'ostello di Cassio

L'ostello di Cassio non è propriamente un ostello, ma una casa gestita da privati e di proprietà della Provincia di Parma. Costo 15, con ricevuta fiscale. Letti a castello come negli ostelli, niente asciugamani come negli ostelli, e niente cucina. La cucina ci sarebbe, secondo quando dice la signora che gestisce l'ostello della Cisa (anche quello privato, ma in una casa cantonale dell'ANAS che percepisce l'affitto dai gestori dell'ostello), ma ci vorrebbe una persona sempre presente per vedere che non lascino tutto in disordine, e quindi il pellegrino viene indirizzato verso il bar trattoria del paese, dove si mangia veramente bene. Avere una cucina a disposizione è però un'altra cosa...

L'itinerario di Sigerico e il mio 11

Raggiungere Caselle da questo eremo sopra Fornovo non è semplice, con google maps cerco di interpretare la piantina lasciata da don Mario, ma non si capisce nulla, troppa vegetazione, i sentieri non si vedono.
Finalmente, dopo un lungo tratto di provinciale (trovare da Villa Santa Maria il cammino in cresta per Caselle è stato impossibile), dopo circa due ore, si arriva a Sivizzano, dove c'è anche l'ultimo bar e l'ultimo negozio di alimentari della tappa. Il posto giusto per fermarsi sarebbe stato questo. Qui c'è una struttura accogliente, funzionale e ben gestita. Oltre ad una signora brianzolam che però ha già preso l'accento parmense, anche a Sivizzano c'è una signora africana. Viene dal Camerun, è di etnia bassá, ha dieci figli, ed uno di loro è stato ordinato sacerdote ed ora è parroco del paese. Dell'ultimo paese con un negozio di alimentari e un bar tabacchi. Fino a Cassio non si troverà più nulla. Esiste una trattoria prima di Villa Casola, ma se si sale per il bosco non c'è bisogno di passare da lì.
Proprio mentre sostavo a Sivizzano inizia a grandinare. Sono le undici di mattina, e fortunatamente i portici del chiostro offrono un adeguarto riparo. Quando piove, mentre si è al riparo, per il pellegrino è una sensazione di gioia indescrivibile.
La tappa diventa impegnativa dopo Terenzo, la salita nel bosco strappa tantissimo e non finisce mai. Dopo il Castello di Casola bevo da Claudio il caffé più buono del cammino. Si chiacchiera sulla via francigena nella sua cucina, e mi spiega che le indicazioni, invece di far seguire un cammino a mezza costa, fanno scendere per 150 metri di dislivello fino a Villa di Casola, e poi fanno risalire di nuovo. Anche a casa di Claudio, c'è una signora africana, del Senegal, che si occupa della suocera. Gli abeti della pineta che bisogna attraversare (in salita) prima di tornare sulla nazionale e di arrivare a Cassio li ha piantati la nonna di questa signora.

venerdì 7 ottobre 2011

Niente accoglienza per i pellegrini a Fornovo

A Fornovo di Taro, tappa dell'itinerario del vescovo Sigerico, non esistono molti servizi al pellegrino. Le guide dicono che presso la parrocchia di Santa Maria Assunta ci sono 4 posti letto. Don Mario Mazzi spiega che c'erano fino all'anno scorso, ma poi degli “sbandati” hanno rovinato il locale adibito ad ostello, e da allora non hanno ospitato più nessuno. A Fornovo non esistono hotel. Il prossimo ostello è dieci chilometri più a sud. La pianura era piatta, noiosa, piena di zanzare anche di giorno, ma tutte le parrocchie, in termini diversi, avevano gestito l'emergenza pellegrini.
Alla fine, per risolvere la questione in qualche modo, è lo stesso parroco che sulla sua Panda conduce i due poveri pellegrini (il signore incontrato a Fidenza e il sottoscritto) in una villa del Settecento ristrutturata da poco per iniziativa del parroco precedente. Nella villa, a circa tre chilometri da Fornovo, ci dovrebbe essere un centro di spiritualità, una comunità giovanile, una foresteria, ma tutta la struttura è deserta. Ci accoglie una laica che sfoggia una gonna con una fantasia a crocefissi. È del Togo. Qui non bisogna lasciare un'offerta perché il prezzo è imposto: quindici euro. Sarà un bel problema ritrovare la strada domani ma il parroco non ha lasciato scegliere altre opzioni. O si camminava ancora per altri dieci chilometri (dopo 35 impossibile), o si alloggiava lì.

L'itinerario di Sigerico e il mio 10

Dopo aver lasciato alle spalle le province di Vercelli, Pavia, Lodi e Piacenza, il tratto parmense della via Francigena regala le prime sorprese al viandante, che oramai è stanco di camminare al fianco di una monotona via Emilia.
La pieve di Capriolo, appena fuori Fidenza, non ha niente di speciale. Dentro la Chiesa, disposti con ordine vicino alla cassetta delle offerte, ci sono vari santini, e vedo anche il santo banchiere: Escriva de Balaguer.
Dopo la pieve si abbandona la strada asfaltata e si sale in collina, fin sopra i duecento metri. Il paesaggio e la vegetazione cambiano radicalmente rispetto alle tappe precedenti. Oltre ai campi coltivati, qualche vigneto; più in alto, dopo Costa Mezzana, noci e noccioli regalano generosamente ombra, perché nonostante le previsioni del tempo, il termometro è ancora vicino ai trenta gradi.

Poi il sentiero procede in una lieve salita e si inoltra sulle colline, lasciando per lo sguardo del pellegrino degli scorci di sicuro interesse. Non ci sono bar fino a Costa Mezzana, ma salire fino al centro del paese non è necessario, perché la via Francigena taglia verso il bosco a destra. Meglio partire da Fidenza con acqua e cibo a sufficienza. Per un'altra ora abbondante non si raggiunge nessun centro abitato, il primo è Cella, che si raggiunge dopo più di un'ora di cammino, dove esiste una trattoria. Previdentemente avevo cucinato ieri dai cappuccini anche il pranzo al sacco di oggi.
Dopo Cella il percorso è molto bello, perché si cammina “in cresta” su un crinale in direzione di Medesano. Da lì si costeggia l'autostrada fino ad arrivare al ponte della ferrovia, poi si entra dall'altro ponte a Fornovo.

mercoledì 5 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico e il mio 9

La tappa che porta da Fiorenzuola a Fidenza è brevissima. Seguendo la via Emilia si arriva al Duomo a metà mattinata. Secondo l'alternativa del Mibac si percorrono 7 km in più, e le indicazioni non sono sempre chiarissime. Domani, invece, l'itinerario prevede una deviazione a sud, in direzione di Fornovo. Anche l'altro pellegrino spera, come me, che il tragitto ci porti lontano dal traffico.


Il Convento dei cappuccini a Fidenza

Il convento dei frati è appena fuori dal centro cittadino, in via San Francesco. Adiacente alla Chiesa un orto, dei laboratori di falegnameria, diverse cataste di legna tagliata. È un luogo estremamente silenzioso, adatto al riposo e alla meditazione, separato dalla strada principale da un viale alberato che protegge dal rumore delle macchine. Il traffico è stato una costante – come le zanzare e il caldo africano – di questa prima settimana di cammino, proprio come i paesaggi spogli, quasi lunari, e i sentieri che si snodano lontano dalle arterie commerciali, erano il segno indelebile del Cammino di Santiago e della sua distanza dal mondo.
I pellegrini dormono nelle cellette destinate ai novizi. Sono delle stanze individuali, con dei veri letti! È un lusso incredibile dopo una settimana di brandine cigolanti e letti a castello.
Anche qui a Fidenza c'è la cucina per i pellegrini. Verso le cinque e mezza la prima sorpresa della giornata. Arriva un altro pellegrino a piedi, che sta percorrendo la via Francigena a tappe, ed è ripartito questa mattina da Piacenza. Da Mortara, dove avevano dormito due ciclisti di Verona e un parroco di Mestre, non incrociavo più nessuno.
Nel 1415 a Costanza Jan Hus fu bruciato come eretico, e come eretici furono bollati tutti i suoi seguaci, detti Utraquisti, per la loro ostinazione a voler comunicare sotto entrambe le specie, con il sangue (vino) e il corpo (pane). Alle sei un frate con la barba lunga e grigia celebra la messa, è il più giovane. Ci sono altri due monaci, hanno 92 e 98 anni. Ai fedeli viene somministrata l'Eucaristia sotto entrambe le Specie. Il celebrante intinge l'ostia consacrata nel calice. Mistero della fede, è proprio il caso di dirlo.

La casa della Caritas di Fiorenzuola

L'ostello di Fiorenzuola è un po' improvvisato. Il locale che ospita i pellegrini è in realtà un locale prestato dalla Caritas. Manca il "librone" sul quale i pellegrini lasciano scritte le loro riflessioni, i loro desideri, le loro preghiere, che sono parte integrante dell'esperienza del pellegrinaggio. 
Don Gianni, il parroco di Fiorenzuola, ha promesso che provvederà a lasciarne uno al più presto. 
Compensa l'ambiente un po' freddo della casa della Caritas la bellezza della piazza, con la chiesa di San Fiorenzo e la torre dell'orologio.

martedì 4 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico 8: Montale - Fiorenzuola d'Arda

Lasciato il bell'ostello di San Pietro appena fuori Piacenza, le alternative sono due. Seguire l'itinerario del Mibac, che offre un percorso di 33 km per raggiungere Fiorenzuola d'Arda, oppure seguire ancora la via Emilia, e sono dieci km in meno. Anche don Gianni, il parroco di San Lazzaro a Piacenza, dice che la variante a sud non vale la pena.
Seguo la via Emilia contromano, prestando attenzione. Verso Roveleto c'è un piccolo tratto di ciclabile, e nei paesi c'è sempre il marciapiede.
Ci sono numerosi bar ed ogni centro abitato ha un negozio di alimentari, la farmacia e a Roveleto c'è anche un ufficio postale, il pellegrino non deve portare appresso molta acqua, potrà rifornirsi nei centri abitati.
Verso sud est si iniziano a intravedere dei rilievi montuosi, sono le prime montagne da Vercelli. Forse anche le zanzare fra una cinquantina di km spariranno.
Arrivare all'ostello di Fiorenzuola è relativamente semplice, la chiesa di San Fiorenzo svetta sulle case già a due chilometri di distanza. Di fianco alla chiesa, al numero 15 della piazza, consegnano le chiavi.
Anche Fiorenzuola, come Palestro, Pavia e Mortara, è stata teatro di una battaglia nella quale c'era di mezzo la corona imperiale (923), ma Sigerico arrivò in città circa 80 anni dopo (990).

lunedì 3 ottobre 2011

L'ostello dei pellegrini di Montale (Piacenza)

L'ostello di Montale è uno dei più belli che si possano incontrare lungo il cammino. La cucina è perfettamente attrezzata (sale, zucchero, caffé, olio), c'é la lavapanni, il bagno e le camere, ristrutturate con mattoni e travi a vista, sono pulite. Dall'atrio di ingresso si accede direttamente alla chiesa seicentesca. Nell'antibagno è stato recuperato anche un fresco.
Le chiavi della struttura si ritirano presso la Chiesa di San Lazzaro, a Piacenza. Poi per raggiungere l'ostello bisogna percorrere ancora un chilometro e mezzo sulla via Emilia e superare uno svincolo che immette il traffico sulla tangenziale.

L'itinerario di Sigerico e il mio 7; Orio Litta - Montale

La tappa di oggi è l'ultima del tracciato lombardo della via Francigena. Per chi può approfittare del traghetto di Danilo, la Lombardia finisce quattro chilometri a sud di Orio Litta. Se invece si deve proseguire fino al ponte più vicino, che è a Piacenza, restano ancora 22 km di Lombardia da assaporare lentamente camminando lungo gli argini del Po. Presso l'imbarcadero di Corte Sant'Andrea, c'è un monumento alla via Francigena del 1998, a dimostrazione che la provincia di Lodi si è mossa prima del Giubileo del 2000 che in un certo senso ha rilanciato anche in Italia le vie romee. Un signore passa con il cane (non sono ancora le sette di mattina, è quasi notte!) e sentenzia: «L'argine è lungo. Fa' tanti di quei giri!». Ha ragione, ma almeno non c'è traffico.
Dopo molti chilometri di relativo silenzio lungo gli argini, il primo vero silenzio dopo tante trafficatissime strade asfaltate, si arriva nei pressi di Guzzafame, che non offre nessun tipo di servizio al pellegrino.
Il paese dopo, Valloria, ha un bar, ma è chiuso di lunedì. A questo punto lascio l'argine (fa' tanti di quei giri) e imbocco la sp223 per Guardamiglio, è una variante che consiglio solo a chi percorre questa tappa di lunedì e non ha fatto colazione, a Guardamiglio non c'è niente da vedere, a parte una giostra in piazza. Il 3 ottobre è la festa del paese.
Seguendo via Roma si torna sulla via Emilia (che ho deciso di seguire fino a Fiorenzuola) e si cammina a fianco della carreggiata sull'argine del Po che corre parallelo alla strada.
L'arrivo a Piacenza non conclude la tappa, perché l'ostello dei pellegrini è subito dopo la tangenziale est di Piacenza, sulla via Emilia, in una località chiamata Montale.


La via del pellegrinaggio in Lombardia

Viaggiare verso Santiago o verso Roma, non significa avvicinarsi ad ogni passo alla meta prefissata. Questa sensazione si avverte al massimo durante le ultime tappe, quando si cerca di calcolare mentalmente in quanto tempo si potrà coprire l'ultimo tratto di strada.
Il pellegrinaggio a piedi è soprattutto un allontanamento, in senso geografico ma anche spirituale, dalla quotidianità e dalla routine.
Dopo una settimana di cammino lungo la via Francigena lombarda, si possono già stabilire delle differenze profonde che permettono di separare la via che porta a Santiago da quella che porta a Roma. Il Cammino di Santiago precipita il camminante in un universo parallelo, in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo che pochi altri luoghi, nella nostra popolosissima Europa, potrebbero regalare. La Via Francigena invece è sempre legata alla quotidianità e alla routine, in ogni suo luogo si respira l'oggi e l'adesso. Per questo, scherzando, ho scritto che dormire nella grangia benedettina del IX secolo è quasi una Turmerlebnis. In realtà non lo è affatto. Appena fuori dalla cascina c'è la piazza del paese, con la sua pizzeria da asporto e le persone vestite male che aspettano di tornare a casa con il cibo pronto per godersi l'ultimo scampolo di domenica sul divano. Anche lasciando la piazza, proseguendo verso Villa Litta, la piccola Versailles della Bassa lodigiana, con il suo fascino decadente ed austero, per un attimo l'inganno funziona. L'edificio supera in altezza tutti gli altri vecchi cascinali ristrutturati ad un piano, secondo soltanto al campanile della chiesa seicentesca. Il giardino alla francese e qualche scultura di pietra sull'erba fanno volare i pensieri e la fantasia, poi un cartello che recita: disponibile su prenotazione per matrimoni, ricevimenti, banchetti, scioglie il sapore del passato.
Anche Orio Litta, che certo dista anni luce da Milano, non è abbastanza lontana.

domenica 2 ottobre 2011

La cascina medievale di Orio Litta

Ad Orio Litta Sigerico ha trascorso una notte. Probabilmente lo scenario del suo riposo fu proprio questa enorme cascina fortificata che oggi accoglie le iniziative della Pro Loco del paese e fino a quattro pellegrini per notte in due stanze doppie. La pulizia dell'ostello è molto curata, così come l'estetica della stanza, che ha persino i copriletto e le lenzuola! Sembra di essere in un parador de turismo più che in un albergue de peregrinos. Il libro infatti è pieno di testimonianze di gratitudine e di riconoscenza. Dormire in una torre non è un'esperienza che si vive tutti i giorni (Turmerlebnis), nemmeno avere il sindaco come hospitalero è qualcosa di cui ci si possa dimenticare.
Una cascina medievale, fondata nell'885, con tanto di merli ed archi a tutto sesto, però, non può avere le zanzariere, troppo antiestetiche, e questo sapore di medioevo si paga a caro prezzo: fuori ci sono oltre trenta gradi, la terra fuma, e legioni di insetti volano sibilanti sulla pelle sudata del pellegrino.
Anche questa notte dormirò solo, con il calore terribile non credo che qualcuno riesca temerariamente a percorrere nel pomeriggio gli argini del Lambro sotto il sol leone e senza neppure una pianta che possa offrire un po' di conforto con l'ombra dei propri rami. Il 29 di settembre, però, qui hanno dormito due pellegrini, un italiano e uno spagnolo (che è arrivato completamente ubriaco, dicono), del quale ho potuto riconoscere la firma anche all'ostello di Biliemme di Vercelli. Il 30 hanno dormito qui un basco di San Sebastian e un francese.

L'itinerario di Sigerico 6

Poco fortunato il pellegrino che si lascia guidare dai cartelli dopo l'attraversamento della ss234 a Camporinaldo. Anche qui, come da Santa Cristina a Miradolo, l'erba è davvero alta, ed è difficile capire dove portano i sentieri. Sembra che qualsiasi percorso sia uguale a un altro, tanto si sente sempre il rumore delle macchine che passano sulla statale, e si vede la linea ferrata del treno. Si percorre a naso in quella direzione e si arriva fuori da una macchia di vegetazione. Per un paio di chilometri il rumore della vicina pista delle minimoto e dei kart è assordante. Poi è la torre di Chignolo Po ad indicare la direzione da seguire, e ci si avvicina di nuovo alla statale.
L'attraversamento del Po a Corte Sant'Andrea (Transitum Padi) è interrotto perché Danilo, il Caronte della via Francigena, non c'è. È inevitabile perciò dormire ad Orio Litta, che dista soltanto 16 km da Santa Cristina, ed aspettare il fresco dell'alba per mettersi in cammino sugli argini del Po. Seguendoli per 22 Km si arriva a Piacenza.
Qui è lo stesso sindaco ad accogliere i pellegrini ed a guidarli alla torre dell'antica cascina di San Pietro, una grangia benedettina che fu fondata nell'885, quando vennero intraprese dai monaci dell'ora et labora le bonifiche di queste terre chiuse fra il Lambro e il Po. Ristrutturata nel 2000 la grangia benedettina è oggi l'ostello del pellegrino di Orio Litta.

L'ostello di Santa Cristina (Pavia)

L'accoglienza a Santa Cristina è degna di nota. Il consiglio comunale ha approvato per tutti i pellegrini uno sconto del 10% in ogni negozio della città. Aderiscono persino i cinesi della trattoria pizzeria La spigolatrice.
Anche qui i pellegrini dormono in una casa parrocchiale che si trova proprio sopra l'oratorio. Don Antonio accoglie i pellegrini e si dà un gran da fare con la messa, i ragazzi del catechismo, quelli della scuola di calcio e poi gli anziani del dopocena che passano dall'oratorio per sedersi a bere un caffé corretto con l'anice.
Ezio gestisce il bar sotto alle stanze in cui dormono i pellegrini. Verso le nove arriva Aldo, un anziano del paese che ha percorso il Camino de Santiago e che spesso con la bicicletta percorre i sentieri della Francigena per controllare le frecce. Con lui si parla un po' di tutto dopo cena: delle indicazioni che certe volte vengono rimosse incidentalmente dai trattori, del fatto che Sigerico, venendo da Pavia, non poteva passare da Corte de' Nobili, perché la palude nella bassa fu bonificata molto dopo il X sec. dai Benedettini, e degli argini del Lambro. Alle sei e mezza Don Antonio è già sveglio, i cartelli portano il pellegrino verso la stazione del treno e da lì a nord della strada provinciale, verso Miradolo Terme.

sabato 1 ottobre 2011

Carnevale di indicazioni

L'itinerario di Sigerico 5

Il famoso itinerario del Ministero prevede una tappa di oltre 27 km da Pavia a Santa Cristina, ma seguendo la statale il tragitto viene accorciato notevolmente. Lungo la SS (Valle Salimbene, Linarolo, Belgioioso, Corte Olona) i km percorsi sono soltanto 20,3: sette in meno!
Nei numerosi bar lungo il percorso il pellegrino è visto come un alieno. La statale è pericolosa perché dopo la rotonda che attraversa la tangenziale manca il marciapiede e in molti tratti persino la via d'emergenza. Le macchine sfrecciano a tutta velocità, e nelle curve bisogna prestare molta attenzione. Impossibile trovare vie alternative negli sterrati di fianco alla strada principale, perchè a causa delle proprietà private rimandano continuamente alla statale. Non è un itinerario percorribile, dunque, e non è una valida alternativa alla variante a sud del Mibac, ma se venisse almeno tagliata l'erba lungo gli argini dei canali, allora forse si potrebbe creare una via per i pellegrini quasi parallela alla direzione del traffico automobilistico, ma sufficientemente distanziata dal rumore e dal rischio di essere investiti.

L'ostello prossimo venturo di Pavia. La televisione?

Sull'ostello dei pellegrini di Pavia stendiamo un velo pietoso. Dopo l'inaugurazione in Pompa Magna del 10 settembre 2011 con la partecipazione del Vescovo, del Sindaco, del Presidente della Provincia e dell'assessore regionale alla casa del comune di Pavia, la struttura non è ancora pronta.
Il parroco di Santa Maria in Betlem offre a dieci euro un letto in mezzo ai calcinacci e agli attrezzi dei muratori che stanno lavorando ai bagni. Niente docce, niente cucina, niente carità cristiana, ma un futuro business da milioni. Il parroco dice che le stanze saranno dotate di uno o due letti, bagno privato, e televisione, accessorio essenziale per un pellegrino. Il parroco promette addirittura l'aria condizionata.
Non c'erano ancora le zanzariere, però. Anche il 30 di settembre ce ne sarebbe stato bisogno col caldo che fa! Soluzione: chiudere tutte le finestre e sopportare il caldo e l'odore delle vernici dei muratori.
Tappa da evitare.