sabato 8 ottobre 2011

L'itinerario di Sigerico e il mio 11

Raggiungere Caselle da questo eremo sopra Fornovo non è semplice, con google maps cerco di interpretare la piantina lasciata da don Mario, ma non si capisce nulla, troppa vegetazione, i sentieri non si vedono.
Finalmente, dopo un lungo tratto di provinciale (trovare da Villa Santa Maria il cammino in cresta per Caselle è stato impossibile), dopo circa due ore, si arriva a Sivizzano, dove c'è anche l'ultimo bar e l'ultimo negozio di alimentari della tappa. Il posto giusto per fermarsi sarebbe stato questo. Qui c'è una struttura accogliente, funzionale e ben gestita. Oltre ad una signora brianzolam che però ha già preso l'accento parmense, anche a Sivizzano c'è una signora africana. Viene dal Camerun, è di etnia bassá, ha dieci figli, ed uno di loro è stato ordinato sacerdote ed ora è parroco del paese. Dell'ultimo paese con un negozio di alimentari e un bar tabacchi. Fino a Cassio non si troverà più nulla. Esiste una trattoria prima di Villa Casola, ma se si sale per il bosco non c'è bisogno di passare da lì.
Proprio mentre sostavo a Sivizzano inizia a grandinare. Sono le undici di mattina, e fortunatamente i portici del chiostro offrono un adeguarto riparo. Quando piove, mentre si è al riparo, per il pellegrino è una sensazione di gioia indescrivibile.
La tappa diventa impegnativa dopo Terenzo, la salita nel bosco strappa tantissimo e non finisce mai. Dopo il Castello di Casola bevo da Claudio il caffé più buono del cammino. Si chiacchiera sulla via francigena nella sua cucina, e mi spiega che le indicazioni, invece di far seguire un cammino a mezza costa, fanno scendere per 150 metri di dislivello fino a Villa di Casola, e poi fanno risalire di nuovo. Anche a casa di Claudio, c'è una signora africana, del Senegal, che si occupa della suocera. Gli abeti della pineta che bisogna attraversare (in salita) prima di tornare sulla nazionale e di arrivare a Cassio li ha piantati la nonna di questa signora.

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