mercoledì 28 settembre 2011

L'ostello di Sant'Albino (Mortara)

Via Francigena, in fondo, vuol dire Cammino francese, cioé dei Franchi, e Carlo Magno non poteva mancare in questa via di pellegrinaggio a Roma. Più volte ricostruita e rimaneggiata, l'Abbazia di Sant'Albino, che già in età medievale ospitva i pellegrini, affonda le sue radici nell'antico conflitto consumatosi proprio nelle terre della Lombardia fra Carlo Magno, re dei Franchi (non era ancora imperatore) e Desiderio, rex langobardorum.
Nel 773 Desiderio fu sconfitto, e un monaco inglese (non era Sigerico anche questa volta) fondò l'abbazia poco dopo per rendere grazie al Signore della vittoria dei Franchi. Il Monaco si chiamava Albin Alkwin, e per questo l'Abbazia prese il suo nome. Non capisco per quali ragioni un monaco inglese esultasse per la vittoria di un Franco, e neppure perché dover rendere grazie al Signore della vittoria, visto che anche i Longobardi si erano da tempo convertiti al cristianesimo, e perciò non erano dei barbari pagani ed eretici.
Resta chiaro, però, che se il Cammino di Santiago, in Spagna, inizia con Roncisvalle (altra battaglia dei Franchi), qui in Lombardia il Cammino inizia con l'Abbazia di Sant'Albino, che continua ad essere ancora oggi un luogo magico, vuoi per il giardino in riva ad un laghetto artificiale, vuoi per il calore trasmesso dalle travi di legno a vista del soffitto, vuoi per la bellezza della Chiesetta abbellita da affreschi del Quattrocento, ma soprattutto perché c'è Gigi, che ha saputo dare un calore familiare ed autentico all'accoglienza con la sua generosità ed una nobiltà d'animo d'altri tempi.
L'ostello ha davvero tutto, anche il Wi-fi. La cena la prepara Franca, la moglie del custode, le credenziali le timbra padre Nunzio, che domani sarà operato di cataratta, ma ci vede abbastanza bene per indicare nel timbro i simboli che rendono onore alla storia di questo luogo millenario: la mitria, la corona (ferrea), e il bastone ricurvo della diocesi.

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